Vantaggi e svantaggi
I vantaggi di un bicilindrico sono evidenti, e sono anche
il segreto di una longevità e di una diffusione che ne fanno probabilmente
il motore motociclistico per definizione. Rispetto a un monocilindrico,
a parità di cilindrata, permette di contenere la corsa dei pistoni
e, dunque, di raggiungere regimi e potenze superiori.
Un altro motore famoso, il Laverda 750. Notare le manovelle a
360°, che garantivano una successione ottimale delle combustioni, ma
anche vibrazioni robuste. L’albero motore composito gira su cuscinetti
a rotolamento
L’albero motore composito gira su cuscinetti a rotolamentoIn
più presenta notevoli vantaggi dal punto di vista degli
ingombri
in altezza (una corsa più corta significa anche una biella dall’interasse
più contenuto e, per i quattro tempi, valvole più corte per testate
più basse). Ovviamente questo vantaggio viene in qualche modo compensato
da un generale
aumento della massa e delle dimensioni in largezza
(con cilindri frontemarcia) o in lunghezza (con cilindri a V longitudinale
o in “tandem). Ma soprattutto, rispetto al mono, i vantaggi sono
di
comfort: senza i costi di produzione di un motore a tre o
più cilindri, il bicilindrico permette già una guida decisamente più
morbida grazie soprattutto alla
regolarità della coppia motrice,
data dallo sfalsamento, all’interno dei giri necessari per un
ciclo, di un superiore numero di combustioni. Il volano può dunque essere
più leggero, e quindi il motore più
brillante a prendere giri.
Il rovescio della medaglia è costituito, ovviamente, dall’aumento
della complessità costruttiva e dei relativi costi: i motori dotati
di alberi a camme in testa (che ormai sono decisamente la
maggioranza)
hanno bisogno, per qualsiasi configurazione che non abbia i cilindri
paralleli, di due distinti comandi (catene, ingranaggi, cinghie) a meno
di non ipotizzare una catena o cinghia che serva
entrambi i cilindri.
Il bicilindrico Morini è stato per diverso tempo uno dei migliori
rappresntanti della categoria. Notare l’albero a camme piazzato
razionalmente in mezzo alla V
A tutt’oggi, però, solo il prototipo Britten per le gare
Bott e Bears ha mostrato una soluzione del genere, che deve fare i conti
con
dilatazioni termiche che tendono ad allontanare tra di loro
le testate. Nei raffreddati ad aria con V longitudinale, inoltre, il
cilindro anteriore fa inevitabilmente da “schermo” al cilindro
posteriore,
riducendone l’esposizione al flusso refrigerante.
Infatti storicamente i motori più sensibili a questo problema (che sono
gli Harley, con V di soli 45°) adottano per il cilindro posteriore un
gioco canna/pistone più elevato, per scongiurare ingranamenti. Per evitare
questi effetti, la Ducati ha impiegato un posizionamento quasi
orizzontale
del cilindro anteriore (disposizione “a L”), ma questo ostacola
l’ottenimento di una corretta distribuzione dei pesi, perché rende
difficile avvicinare la ruota anteriore al baricentro. Una soluzione
è quella di
ridurre l’angolo della V (che però porta quasi
obbligatoriamente al raffreddamento a liquido e comunque a caratteristiche
vibrazionali peggiori), oppure di ruotarla
all’indietro
(ma bisogna anche considerare l’innalzamento del baricentro).
Un altro pezzo di storia, il bicilindrico Suzuki GS, nato 450
negli anni Settanta e arrivato, con cilindrata 500, fino ai nostri giorni
Si notano le manovelle sfalsate e l’albero di equlibratura
Una terza via è la disposizione
trasversale della V,
come Guzzi o quel V di 180° che è il boxer BMW: ottimo il raffreddamento,
ma aumentano gli ingombri trasversali (angoli di piega, interferenze
con le gambe, aerodinamica) e la disposizione longitudinale dell’albero
motore rende la trasmissione ad
albero una scelta pressoché obbligata.
Regolarità ciclica e vibrazioni: cilindri paralleli
e contrapposti
Anche il Kawasaki 500 delle GPZ/EN/KLE/ER-5 ha le manovelle
a 180° e il contralbero. Il raffreddamento è però a liquido, e la distribuzione
a quattro valvole per cilindro
Nei bicilindrici i due aspetti più sensibili per il
comfort dei passeggeri, cioè l’erogazione ciclica e le vibrazioni,
sembrano scontrarsi tra loro. Diciamo subito che la soluzione globalmente
migliore sotto questi punti di vista è il boxer: le combustioni si
succedono a intervalli regolari (ogni 360°) e le forze di inerzia
delle masse alterne si annullano vicendevolmente.
I problemi sono relativi alle coppie che si creano tra le forze
d’inerzia a causa del braccio costituito dal disassamento dei
cilindri, che non può essere molto contenuto a causa della necessità
di adottare due perni di manovella a 180°. Inoltre, su motori con
cubature rilevanti, per contenere gli ingombri è giocoforza
ricorre a bielle dall’interasse molto ridotto, cosa non vantaggiosa
sul fronte delle vibrazioni.

Schema di equilibratura con contralbero per bicilindrico parallelo
con manovelle a 180°
I motori a cilindri paralleli, invece, possono avere due configurazioni:
se si privilegia la regolarità di rotazione ai bassi regimi si adottano
sui 4T le manovelle a 360°, che rendono questo motore una sorta di
“doppio monocilindrico” su fronte delle vibrazioni, e
dunque è d’obbligo l’adozione di un sistema di
equilibratura dinamica, con contralbero (meglio due). Se invece, come
appare logico, si preferisce contenere le vibrazioni, le manovelle
possono essere sfalsate di 180°: quando un pistone sale l’altro
scende, e dunque le forze d’inerzia risultano bilanciate (sui
2T, inoltre, questa configurazione permette anche la migliore regolarità
ciclica, con una combustione ogni 180°).
Rimangono comunque da bilanciare le coppie, che possono essere notevoli
a causa della cospicua distanza tra i due perni di manovella: anche
in questo caso, dunque, il ricorso ad un albero di equilibratura
appare consigliabile.

Sezione del Rotax 2T da GP con cilindri “in tandem”
Un caso particolare è dato dai bicilindrici a due tempi con
cilindri “in tandem”, una soluzione un tempo in voga
nei GP (Kawasaki, Rotax) e ora utilizzato solo da alcune aziende nel
settore egli ultraleggeri e delle motoslitte: con gli alberi controrotanti
si ottiene un comportamento molto buono dal punto di vista
delle vibrazioni (in pratica i due alberi si comportano vicendevolmente
da contralbero), anche se si deve rinunciare alla regolarità ciclica
Regolarità ciclica e vibrazioni: motori
a V
I motori a V a 4T sono più complessi sotto gli aspetti
che riguardano tanto le vibrazioni quanto la regolarità ciclica.

L’angolo della V che determina migliori risultati complessivi
(ed è infatti il più utilizzato) è quello di 90°: non tanto per l’intervallo
delle combustioni, che con successioni di 270 e 450° risulta abbastanza
zoppicante (nei due tempi, invece, le combustioni si succedono ogni
90 e 270°), quanto perché, utilizzando un solo perno di manovella
con le bielle affiancate, ogni 90° di rotazione il contrappeso
dell’albero motore equilibra l’inerzia di una delle due
masse alterne. Inoltre, mentre un pistone si ferma al punto morto
per invertire il moto, l’altro è a metà della corsa e
dunque nel momenti di massima velocità, e con la sua inerzia aiuta
a mantenere la velocità di rotazione. Per altri angoli della V, il
calcolo delle forze d’inerzia del primo ordine (le più importanti
ai fini delle vibrazioni) porta a una formula per ottenere il valore
ideale di sfalsamento delle manovelle: d (angolo tra le manovelle)
= 180°- 2g (angolo tra i cilindri).
Schema del manovellismo del motore della Honda XLV 750 Africa
Twin con manovelle sfalsate di 90°
Ne consegue che un V di 45° dovrebbe avere le manovelle
sfalsate di 90°, una V di 60° uno sfalsamento pure di 60°, una V di
72° uno sfalsamento di 36° e una V di 90° uno sfalsamento, appunto,
di 0°. Nonostante questi calcoli, confermati anche dal motore
della Honda Transalp (V di 52°, manovelle sfalsate di 76°), per semplicità
costruttiva e per contenere al massimo la larghezza dell’albero
motore molti produttori utilizzano (o hanno utilizzato) un solo
perno di manovella anche in motori con V diversa da 90°. È il caso
della Morini (V di 72°, sufficientemente vicino ai 90° per non generare
vibrazioni esagerate), dell’Harley (V di 45°, e infatti sono
motori famosi per le vibrazioni). Gli altri, come Yamaha (XZ,
V di 70°) e Aprilia (RSV, V di 60°) hanno preferito adottare alberi
di bilanciatura.
Lo stato attuale
Dopo che Ducati ha dimostrato che con un bicilindrico ben
progettato si possono tirare fuori tanti CV e vincere le gare, anche
altri costruttori hanno seguito questa strada. Alcuni non hanno
rinunciato ai vantaggi intrinseci della V di 90° (Honda, Suzuki, KTM),
mentre altri hanno ritenuto i 72° il miglior compromesso tra
compattezza e intensità di vibrazioni (Voxan).

Anche BMW ha ammodernato, nel 1993, il disegno del suo boxer.
Notare la distribuzione ad albero in testa e l’alternatore spostato
sul dorso del carter
Interessante notare come la Yamaha, con il suo bicilindrico
frontemarcia a dieci valvole della TDM 850 sia passato, prima
sulla versione per la stradale TRX e poi anche sulla TDM stessa, da
manovelle a 180° (teoricamente corretto) a manovelle a 90°,
una soluzione dettata probabilmente dall’ottenimento sonorità
più accattivante (è la stessa di un bicilindrico a V di 90°…).
La strada comunque è segnata: a parte alcune Case che possono collegarsi
a una tradizione pluridecennale (Harley, BMW, Guzzi, Ducati, Suzuki),
il raffreddamento ad aria è destinato a scomparire, insieme
alle distribuzioni ad aste e bilancieri, mantenute solo dai motori
meno esigenti in fatto di prestazioni. Si assiste a una generale corsa
alla compattazione delle dimensioni e alla proposizione sempre
più convinta di sportive pure bicilindriche, mentre fino a pochi anni
fa la corsa alle prestazione sembrava aver tagliato fuori dalla
corsa questo frazionamento a favore dei quattro cilindri.
Uno dei motori più recenti (e complessi) del panorama moto: l’Aprilia
per il suo bicilindrico ha scelto l’angolo della V di 60° e la
manovella unica. Il motore è dotato di due contralberi
Intanto, però, anche settori come le enduro di grossa cilindrata,
le moto da turismo e le custom hanno mantenuto il loro stretto
rapporto
con il bicilindrico, anche se spesso le alette di raffreddamento sono
un artificio estetico che cerca di dissimulare antigelo e radiatore.
Da segnalare il definitivo ingresso dei bicilindrici (invariabilmente
paralleli) anche nel settore degli
scooter: dopo le provocazioni
a due tempi dell’Italjet Dragster, ora gli scooter più prestanti
(Yamaha T-Max, Honda Silverwing, Suzuki Burgman 650) per offrire la
necessaria
surplace di marcia sono stati dotati di due cilindri.