Vittore Cossalter, Roberto Lot
L'importanza della frenata del motociclo potrebbe essere
rappresentata dall'affermazione " prima impara a frenare... poi corri" ;
per andare veloci in condizioni di sicurezza è necessario saper valutare gli
spazi di arresto necessari nelle diverse condizioni e saper frenare sfruttando
tutte le potenzialità dell'impianto frenante e quindi anche quelle del freno
posteriore.
Infatti molti motociclisti tendono a pensare che il freno
posteriore sia un optional inserito più per questioni estetiche che per scopi
funzionali e si dimenticano della sua esistenza.
Male, il freno posteriore
può dare invece un utile contributo:
- sia nella frenata (cosiddetta
staccata) per l'inserimento in curva del motociclo,
- sia nella
frenata al limite di aderenza in rettilineo quando un ostacolo improvviso ci
compare davanti, purtroppo abbastanza spesso visto il comportamento di alcuni
nostri amici automobilisti.
Contributo del freno posteriore nella
staccata
Nell'inserimento in curva l'utilizzo del freno posteriore
fornisce un valido contributo soprattutto ai fini della stabilità direzionale.
Infatti se la frenata viene effettuata bruscamente solo con il freno anteriore
potrebbe insorgere una condizione pericolosa anche perché il carico sulla ruota
posteriore diminuisce fino quasi ad annullarsi a causa del trasferimento di
carico.
La forza di frenata anteriore e la forza di decelerazione del motociclo generano
infatti una coppia che tende ad imbardare maggiormente il motociclo ossia in
altre parole a ruotare il retrotreno verso l'interno della curva con conseguente
possibile caduta, se non si smette di frenare.
Figura 1. Motociclo in curva con forza frenante solo anteriore
La forza frenante della ruota posteriore ha invece una azione stabilizzante nei confronti della direzionalità del moto come si può intuire osservando la figura 2.

Figura 2 Motociclo in curva con forza frenante solo posteriore
Queste semplici considerazioni ci suggeriscono di utilizzare durante la frenata per l'inserimento in curva del veicolo sia il freno anteriore che il freno posteriore.
Trasferimento di carico durante la
frenata
Per valutare il contributo del freno della ruota
posteriore nella frenata al limite di aderenza, nel moto rettilineo decelerato,
dobbiamo fare alcune considerazioni sulle forze agenti sul veicolo.
Durante il moto decelerato il carico sulla ruota anteriore aumenta mentre il
carico sulla ruota posteriore diminuisce, in sostanza vi è un trasferimento
di carico dalla ruota posteriore a quella anteriore.
Le equazioni cardinali applicate al veicolo nel suo insieme consentono di calcolare
i carichi dinamici sulle ruote e il trasferimento di carico dalla ruota posteriore
alla ruota anteriore .
Equilibrio delle forze orizzontali;
la forza di inerzia di decelerazione (data dal prodotto della massa
m per la decelerazione d) è uguale alla somma delle forze
frenanti:
Equilibrio delle forze verticali;
la forza peso mg è uguale alla somma dei carichi verticali
agenti sulle ruote:
Equilibrio dei momenti rispetto al baricentro:
dove con F (forza di frenata complessiva), si
é indicata la somma della forza frenante anteriore Ff
e della forza frenante posteriore Fr.
Il carico
dinamico sulla ruota anteriore risulta pari alla somma del carico statico e del
trasferimento di carico:
![]()
mentre il carico dinamico sulla ruota posteriore risulta pari alla differenza del carico statico con il trasferimento di carico:
Si può osservare che il trasferimento di carico Fh/p
risulta proporzionale alla forza di frenata complessiva ed all'altezza del
baricentro ed inversamente proporzionale al passo.
Se poniamo nulla la forza
frenante troviamo i carichi verticali statici agenti sulle ruote che dipendono
ovviamente solo dalla posizione orizzontale del baricentro.
| Carico statico sulla ruota anteriore: | |
| Carico statico sulla ruota posteriore: |
Affinché un pneumatico non slitti durante la frenata, il valore della forza frenante ad esso applicata non deve superare il prodotto del carico dinamico agente sul pneumatico stesso per il relativo coefficiente di aderenza: quest'ultimo prodotto rappresenta proprio la massima forza frenante applicabile al pneumatico in assenza di slittamento ovvero la forza frenante al limite dell'aderenza.
Detti ff e fr i coefficienti di aderenza relativi rispettivamente alla ruota anteriore ed alla ruota posteriore, la forza frenante complessiva al limite dell'aderenza Ë data dalla seguente espressione :
Normalmente durante una frenata non si arriva ai limiti dell'aderenza, la forza frenante dipende quindi dai coefficienti di attrito impegnati ( indicati con m) dalle ruote anteriore e posteriore.
La figura seguente mostra l'andamento dei carichi dinamici
sulle ruote in funzione della forza di frenata. Sia i carichi sulle ruote che la
forza frenante sono adimensionalizzate (rapportate) alla forza peso. Il veicolo
considerato ha una ripartizione statica dei carichi sulle due ruote 50% - 50%
ossia il baricentro cade nella mezzeria del passo.
Supponiamo che il
coefficiente di aderenza sia molto basso e pari a f =
0.2 per entrambe le ruote. Dal grafico si vede che i
carichi dinamici sulle ruote risultano all'incirca uguali a 0.4 sulla ruota
posteriore e 0.6 su quella anteriore. In queste condizioni non utilizzare il
freno posteriore significa rinunciare ad un contributo del 40% rispetto alla
massima forza frenante ottenibile.
Figura 4. Carichi dinamici adimensionali sulle ruote al variare della forza di frenata complessiva massima adimensionale
Se invece il coefficiente di aderenza é molto elevato, ad esempio f = 0.9 la figura mostra che il carico sulla ruota anteriore risulta pari a 0.95 mentre il carico sulla ruota posteriore risulta solo pari a 0.05; pertanto il contributo della forza frenante posteriore risulta in questo caso assai modesto, quasi trascurabile.
In conclusione, si può affermare che il ricorso al freno posteriore Ë poco utile su ottimi fondi stradali e con pneumatici dotati di mescola tenera (elevato coefficiente di aderenza), ma diviene indispensabile sui fondi scivolosi (ridotto coefficiente di aderenza).
Rovesciamento in avanti del
motociclo
La figura precedente mostra che,
all'aumentare della forza di frenata complessiva, il carico sulla ruota
posteriore diminuisce fino ad annullarsi : la condizione limite di
rovesciamento si verifica proprio quando il carico dinamico sulla ruota
posteriore diventa nullo. In questa situazione, il carico dinamico sulla ruota
anteriore risulta uguale al peso del motociclo e la direzione della risultante
del carico dinamico e della forza di frenata passa per il baricentro del
veicolo.
L'equazione dell'equilibrio dei momenti rispetto al baricentro
fornisce l'espressione della forza di frenata al limite del
rovesciamento:
![]()
Quanto minore Ë tale forza, tanto più facile risulta il
raggiungimento della condizione di rovesciamento incipiente : si puÚ
concludere dunque che il rovesciamento è favorito a parità di forza frenante
dalla leggerezza del motociclo e dalla posizione alta ed avanzata del
baricentro.
La decelerazione, espressa in g, a cui corrisponde il rovesciamento
incipiente del motoveicolo risulta pari a:
Da osservare che la decelerazione al limite del rovesciamento dipende solo dalla posizione del baricentro e non dal peso del veicolo. Per aumentare il valore della decelerazione al limite di rovesciamento è necessario abbassare il baricentro del motociclo e posizionarlo più indietro possibile.
Figura 5 Motociclo al limite del rovesciamento
La frenata ottimale
Si definisce ottimale la frenata che consente di ottenere la massima
decelerazione possibile.
La decelerazione del veicolo, espressa in g
risulta:
Si può osservare che la decelerazione dipende dalle
caratteristiche geometriche (passo p, altezza del baricentro h,
distanza longitudinale del baricentro b) e dai coefficienti di attrito
impegnati .
Si può osservare che la decelerazione non dipende dalla massa ma
solo da grandezze geometriche e dalle caratteristiche dei pneumatici.
La
forza di frenata della ruota anteriore rispetto alla forza di frenata totale
risulta anch'essa funzione delle sole grandezze geometriche e dei coefficienti
di attrito impegnati dalle due ruote:
Rappresentiamo in un grafico le curve di ripartizione della
frenata e di decelerazione (rapportata all'accelerazione di gravità
g=9.81 m/s2), in
funzione dei coefficienti di attrito impegnati da ciascuna ruota.
Si può vedere che la decelerazione
aumenta all'aumentare dei coefficienti di attrito, in modo particolare di quello
della ruota anteriore. Questo comportamento è comprensibile se si ricorda che
durante la frenata vi é un trasferimento di carico dalla ruota posteriore alla
ruota anteriore.
Le curve in rosso rappresentano la ripartizione della
frenata tra ruota anteriore e posteriore (aliquota anteriore, aliquota
posteriore).
L'asse orizzontale corrisponde ad una frenata con la sola ruota
posteriore (0/100) mentre l'asse verticale rappresenta il caso di frenata con la
sola ruota anteriore (100/0). La figura mostra la convenienza dell'utilizzo del
freno posteriore soprattutto quando il coefficiente di attrito è basso; tale
convenienza diminuisce fino a diventare quasi trascurabile in presenza di
coefficienti di attrito molto elevati.
Figura 6. Curve delle decelerazioni e di ripartizione
della frenata.
passo p=1.4 m; altezza baricentro h=0.7 m; distanza
orizzontale b=0.7 m
Con i dati assunti la condizione limite di rovesciamento si
verifica quando la decelerazione risulta pari a 1 g; la curva (1 g) rappresenta
quindi la massima decelerazione ottenibile.
Supponiamo di voler frenare il
veicolo con una decelerazione pari a 0.5 g; le possibili combinazioni di
utilizzo dei freni anteriore e posteriore in grado di fornire la decelerazione
desiderata sono infinite; ad esempio frenando solo con il freno anteriore la
decelerazione di 0.5 g è ottenuta impegnando un coefficiente di attrito
anteriore pari a 0.68 (punto A), con una ripartizione delle forze frenanti 80%
anteriore e 20% posteriore invece si deve impegnare un coefficiente di attrito
anteriore pari a 0.55 e posteriore pari a 0.4 (punto B). Una altra possibilità è
ad esempio rappresentata dal punto C che mostra una ripartizione della forza
frenante 60% anteriore e 40% posteriore a cui corrisponde un maggiore impegno
del pneumatico posteriore e un corrispondente minore impegno di quello
anteriore.
Ci chiediamo ora, viste le infinite possibilità, quale è il punto
che rappresenta la frenata ottimale, sempre ipotizzando di desiderare una
decelerazione pari a 0.5 g.
Supponiamo che i coefficienti di aderenza dei
pneumatici (massimi coefficienti di attrito impegnabili) siano uguali per
entrambi i pneumatici. E' intuitivo pensare che la frenata ottimale si avrà
quando i due pneumatici vengono impegnati in uguale misura, ossia quando i
coefficienti di attrito impegnati dai due pneumatici sono uguali.
La figura 7
mostra che impegnando i pneumatici in uguale misura si ottiene la massima
decelerazione possibile; ad esempio se il coefficiente di aderenza è pari a 0.8
sia per la ruota posteriore che anteriore la massima decelerazione (pari a 0.8
g) si ottiene con una ripartizione della frenata 90-10 a cui corrisponde il
massimo impegno dei due pneumatici.
La figura mostra che utilizzando solo il
freno anteriore si ottiene una decelerazione inferiore pari a 0.67 g e che con
il solo freno posteriore si ottiene solo 0.29 g.
Se il fondo stradale è più
scivoloso e i coefficienti di aderenza di entrambe le ruote risultano pari a 0.4
la frenata ottimale si ha con una diversa ripartizione (30/70) e fornisce una
decelerazione pari a 0.4 g.
Questo esempio mostra che la frenata ottimale
necessita di una differente ripartizione di frenata tra le due ruote al variare
della decelerazione desiderata. Infatti la retta inclinata di 45°, che
corrisponde a mf= mr e che rappresenta la condizione di frenata ottimale,
interseca differenti curve di ripartizione al variare della decelerazione
desiderata.
Figura 7. Esempio di frenata su fondo asciutto e bagnato .
Questo significa che i dispositivi di ripartizione
automatica della frenata, presenti su alcuni motocicli, dovrebbero adeguare la
ripartizione alle condizioni del fondo stradale.
Da osservare inoltre che
nell'esempio considerato, non è conveniente una forza di frenata posteriore
superiore alla forza di frenata anteriore. Infatti la figura 8 mostra che la
retta ottimale di frenata (in verde) è tangente nel punto di origine alla curva
di ripartizione di frenata 50-50; pertanto non interseca le curve di
ripartizione caratterizzate da forze frenanti posteriori maggiori.
Quanto
detto é valido anche per veicoli aventi una diversa ripartizione del carico
statico sulle due ruote ad esempio 45 sulla ruota anteriore e 55 sulla ruota
posteriore. La retta ottimale di frenata risulta sempre tangente nel punto di
origine alla curva di ripartizione di frenata avente gli stessi valori della
ripartizione del carico statico sulle due ruote. Ad esempio con un carico
ripartito 45 anteriore e 55 posteriore la curva di ripartizione di frenata
tangente alla curva ottimale è quella relativa ad una ripartizione della forza
frenante 45 anteriore e 55 posteriore.
Figura 8. Esempio di frenata su fondo asciutto e bagnato
.
passo p=1.4 m; altezza baricentro h=0.7 m; distanza orizzontale b=0.7
m