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Il ciclista mantiene
facilmente in equilibrio la bici in movimento, mentre da fermo la cosa è
molto più difficile. Per quale motivo?
Nella ruota in moto si genera una piccola coppia girostatica
che si oppone al rovesciamento e mantiene la bici nel piano verticale.
Consideriamo una singola ruota che gira intorno al
proprio centro O con velocità angolare. Incliniamo la ruota rispetto
all'asse orizzontale AB con velocità angolare.
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Che cos'è
l'equilibrio?
La condizione perché un
punto materiale sia in equilibrio (cioè sia fermo e continui a
restare fermo) è che la somma di tutte le forze che gli sono
applicate sia uguale a zero. Se sul punto materiale non è
applicata alcuna forza va da sè che la forza totale è zero. Se
invece subisce due forze, esse devono controbilanciarsi perché vi
sia equilibrio. |
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Si consideri una massa elementare m1
appartenente alla corona di questa ruota. Quando m1 supera il punto
A, la sua velocità di spostamento dal piano verticale è pari a , con
r che aumenta nel primo quadrante. Dunque la massa m1 è soggetta a
una variazione di velocità, quindi è sede di forze di inerzia con verso contrario alla direzione di
m1.
Nel quadrante III, per una massa m3 simmetrica di m1 rispetto al
centro, avviene lo stesso, ma in direzione opposta. Si crea perciò
una coppia che si oppone alla caduta. L'opposto capita nel quadrante
IV.
La
coppia risultante, su tutta la ruota, si oppone alla caduta cercando di
far girare la ruota per riportarla in una posizione più stabile. Nella
bicicletta le ruote non cadono attorno al diametro AB, ma si ribaltano
intorno al punto di appoggio del terreno. Questo non influisce sulla
coppia girostatica: le masse dei quadranti I e IV danno luogo a forze di
inerzia dirette in senso contrario alla caduta, mentre nei quadranti II e
III le forze d'inerzia sono dirette nello stesso senso della caduta. La
coppia formata dai due sistemi di forza sollecita la ruota anteriore a
divergere dal suo piano con una rotazione intorno all'asse dello
sterzo. La ruota posteriore non è libera di obbedire a questo
richiamo. Quella anteriore invece può girarsi attorno all'asse del
canotto di sterzo e infatti esce dal proprio piano. Perciò, col nuovo
orientamento della ruota, il punto d'appoggio sul terreno esce dal piano
mediano nel verso della caduta e da origine ad un'opposizione al momento
rovesciante. Così la bici può non cadere. In effetti, per non cadere, deve verificarsi che il momento
stabilizzatore sia maggiore o uguale a quello rovesciante e che la
rotazione sulla ruota, sotto l'effetto della coppia girostatica, possa
verificarsi. Questo perché esiste una coppia resistente che si oppone alla
rotazione della ruota. Essa è originata dall'attrito fra il terreno e il copertone della
ruota che, deformandosi, poggia sul terreno con una zona di contatto ad
ampiezza variabile in funzione della velocità. Quando la bici è
ferma l'ampiezza è
massima, l'impronta del copertone è simile ad un ellisse, simmetrico
rispetto alla proiezione a terra del centro ruota: in questo caso la
coppia d'attrito esprime il suo massimo valore (anche l'esperienza ci dice
che sterzare il manubrio in queste condizioni è più
faticoso). Quando la
bici è in movimento,
per effetto dell'isteresi con cui la gomma schiacciata riprende
la forma normale, la metà posteriore delle reazioni del terreno diminuisce
rapidamente con la velocità e rimane solo quella anteriore, che è poi la
causa della resistenza al rotolamento della ruota.
Impronta sul terreno, a
bici ferma

Zona di contatto terreno -
ruota, tensioni proporzionali alle deformazioni quando la bici si muove le
reazioni della parte posteriore AO diminuiscono. Perciò in condizioni
di velocità ottimali la coppia d'attrito vale la metà rispetto alla bici
ferma; la coppia girostatica è in grado di agire facendo uscire dal suo
piano mediano la ruota e dunque permettendo che nasca un momento
stabilizzatore. La diminuzione della coppia d'attrito (che dipende dalla
velocità, dalle superfici di contatto e dal carico sulla ruota) ha
l'effetto di abbassare la velocità minima, al di sotto della quale, la
coppia girostatica non è in grado di intervenire per ristabilire
l'equilibrio.
L'abilità del ciclista
ha comunque un ruolo attivo, nella dinamica dell'equilibrio. Infatti se
vuole mantenere un andamento rettilineo, egli deve correggere la curva
impostata dalla coppia girostatica. Può farlo agendo sul manubrio con le
mani e spostando il peso del corpo. |