Cosa accade nel sistema di scarico quando aumentano i cilindri?
 
Scarico... di responsabilità
Prosegue il nostro lungo viaggio dalla camera di combustione fino al terminale di scarico. In questa puntata però vedremo cosa accade quando aumenta il numero dei cilindri…
 

Per renderci la vita più "facile", nella scorsa puntata abbiamo analizzato "solo" i fenomeni che avvengono nello scarico di un propulsore monocilindro; ora invece parleremo di come due o più collettori di scarico possono convivere, felicemente o meno, se messi in comunicazione tra di loro.
Ricapitoliamo brevemente quanto detto nella prima parte, quando la colonna di gas di scarico attraversa il condotto fino a raggiungere l'ambiente esterno. La sua marcia è molto più lenta delle onde soniche di pressione (positive o negative) che si vengono a creare per riflessione nella tubazione. Queste ultime, immaginiamole come se fossero palline che rimbalzano molto velocemente da una parte all'altra di un tubo chiuso alle estremità. Esse dunque attraverseranno più volte la colonna di gas di scarico… se una di queste avrà il suo stesso verso, la colonna si compatterà mentre, nel caso di segno opposto, i gas si diraderanno. Tuttavia, anche se i gas combusti proseguiranno il loro viaggio rallentando un po' la velocità (per via della temperatura che diminuisce sempre più durante il percorso), essi continueranno a proseguire nella medesima direzione verso l'ambiente esterno: espandendosi e contraendosi ad ogni incontro con le onde soniche (simulando il movimento di una fisarmonica in movimento). La lunghezza del tubo determina dunque la frequenza con la quale si verificano le riflessioni (se il condotto è corto il numero dei "rimbalzi" aumenta!), mentre la sezione del tubo influisce sul "vigore" degli effetti (più il tubo è stretto più si "sentono" gli effetti delle onde di pressione). Qualcuno a questo punto si chiederà perché non accorciare o addirittura eliminare le tubazioni di scarico… la prima risposta che viene in mente è intuitiva: l'eccessiva rumorosità del motore! La risposta tecnica invece è molto meno ovvia: perché si perde coppia e potenza in abbondanza! Si ricordano in proposito esperimenti sui propulsori di F1 a "scarico libero"… Con perdite di potenza fino a 100 cavalli! In queste condizioni infatti, l'elevata impedenza acustica dell'ambiente esterno provoca riflessioni molto simili a quelle che si avrebbero in un tubo chiuso all'estremità (ovviamente ai fini della riflessione), come se si stesse scaricando in un fluido molto più "denso" di quanto non sia effettivamente l'aria!

DUE SCARICHI IN UNO
Prendiamo in esame un propulsore bicilindrico con i collettori di scarico che si uniscono prima di sfociare con un'unica tubazione verso l'ambiente esterno (fig. 2). In questo caso la giunzione in cui convergono i gas di scarico introduce una riflessione come quella che si ha quando il tubo termina verso l'ambiente esterno; quindi un'onda sonica di depressione risale verso il condotto in direzione della valvola di scarico che l'ha generata! L'intensità di questo fenomeno dipende ovviamente da come è realizzata questa giunzione e più in generale da quanto essa è voluminosa. Il fatto che la lunghezza del condotto (prima di convogliare nella giunzione) sia necessariamente corto determina, in grandi linee, una certa corposità di risposta del motore a basso numero di giri, mentre agli alti regimi di rotazione si perderà sicuramente qualcosa in termini di potenza massima erogata. Proprio per questa ragione si preferiscono scarichi separati: tanto per non fare nomi… Basta guardare le bicilindriche Ducati più potenti, o altre illustri colleghe nipponiche di elevata cubatura.
Ad ogni modo è bene non fare “di ogni erba un fascio”, perché il discorso è assai più complesso! Infatti, quando il primo cilindro scarica generando la riflessione nella sua tubazione, anche l'altro viene interessato da un fenomeno analogo… Il condotto del cilindro numero due infatti è percorso anch'esso da un’onda che si propaga dalla giunzione, ma essa è di segno opposto! Dalla giunzione dunque, partono due onde sonore, una di depressione (cilindro 1) ed una di pressione (cilindro 2). Ovviamente, anche in questo caso, la frequenza e l'intensità di questi fenomeni dipendono dalla lunghezza e dalla sezione dei condotti… Quindi è un bel problema accordare il tutto, cioè fare in modo di ottenere una buona respirazione (valvola di scarico che si apre quando a ridosso è presente una depressione) per un arco di giri più esteso possibile. C'è da considerare inoltre che i cilindri raramente sono in linea, la soluzione boxer o a "V" è assai più diffusa; anche in questi casi la sequenza delle accensioni cambia a seconda dell'angolo formato dai cilindri (solitamente una "V" tra 90° e 60°). Le valvole di scarico quindi si aprono con svariate "cadenze" generando fenomeni di riflessione molto diversi tra loro. Come abbiamo già detto però, solitamente si preferisce lasciare indipendenti i due collettori fino al terminale di scarico per disporre di maggiore potenza massima.

QUATTRO CILINDRI
Ovviamente anche i motori plurifrazionati possono presentare architetture diverse tra loro, ma i quattro cilindri in linea con la sequenza degli scoppi 1-3-4-2 (riferito ai cilindri), costituiscono di fatto la norma. Anche in questo caso si possono far confluire i collettori in una o più giunzioni. La figura 3 mostra modi diversi di progettare l'impianto di scarico. La geometria "A" ricorda i vecchi quadricilindro Honda, mentre quella "B" (4 in 2 in 1) è piuttosto rara a vedersi. Non molto comune è anche la "C" (molto simile a quella 4 in 2 della Yamaha XJ 600 Diversion), che risulta più complessa da realizzare per via "dell'intreccio" di tubazioni, mentre la soluzione 4 in 1 (D) è di gran lunga la più diffusa. Il motivo per cui la soluzione più rara è quella "B" è di natura tecnica… Guardando la figura 4, si nota che il cilindro 1 ed il 2 (o il 3) hanno le fasi di scarico molto vicine tra loro (contrassegnate dall'asterisco azzurro). Al contrario il cilindro 4 risulta sempre a distanza di 360°, ossia di un giro di albero motore, come mostra l'asterisco giallo sulla fase di scarico. Allo stesso modo i cilindri 2 e 3 avranno le rispettive fasi di scarico sempre sfasate di 360°. Fasi di scarico tra cilindri "comunicanti" (1 e 2 del caso "B") sono più dannose se esse sono vicine tra loro… Ciò risulta anche abbastanza intuitivo, visto che dalla giunzione parte anche un'onda di pressione che "disturba" lo scarico del cilindro che sta per scaricare subito dopo. Ad esempio, dopo la fase di scarico del cilindro due, inizia quella dell'uno "disturbandola". Quanto detto è mostrato anche dal disegno 5, con relative posizioni dei pistoni al punto morto superiore o a quello inferiore. Per questo motivo quando si sceglie di usare i collettori tipo 4 in 2 in 1, si raggruppano i cilindri distanziati tra loro di un giro di albero motore, come mostra il disegno C.
Un caso diverso è rappresentato invece dallo scarico 4 in 1, dove tutti i cilindri confluiscono in un'unica giunzione, più voluminosa e "particolare" dal punto di vista delle onde soniche! In questo caso le riflessioni sono talmente tante da creare notevoli "interferenze" tra loro… E tali da non penalizzare più di tanto l'erogazione. O meglio, di norma ai bassi regimi non si ottengono risultati pessimi, e comunque la mancata coppia in basso viene ampiamente compensata da un'ottima erogazione della potenza massima.
Ai bassi regimi di rotazione l'architettura 4 in 1 si rivela carente di coppia rispetto a quella 4 in 2 in 1 (del caso "C"). Quest'ultima ha le due prime giunzioni più vicine al propulsore che producono un’onda "lunga" ed efficace ai medi regimi di rotazione, mentre la terza giunzione (più lontana dal cilindro) “dovrebbe” invece influire ai regimi alti, ma il suo effetto è davvero modesto.
Lo schema "D" viceversa è caratterizzato di solito da una maggiore lunghezza dei collettori fino alla giunzione, proprio al fine di limitare “l’interferenza” dei cilindri interni con quelli esterni (che si verifica puntualmente se i collettori sono troppo corti). Quest'unica giunzione produce una depressione intensa ma breve, al punto tale che risulta efficacissima agli alti regimi di rotazione ma penalizza l’erogazione ai medi rispetto al 4 in 2 in 1. La maggiore intensità della depressione nel 4 in 1 è dovuta alla giunzione di grosse dimensioni che amplifica gli effetti del salto di pressione. Premesso che ogni soluzione deve essere comunque ben studiata e realizzata, di solito quello che si perde in termini di coppia e regolarità d’erogazione lo si ritrova poi agli alti regimi di rotazione sotto forma di potenza massima. Questo concetto è stato più volte espresso: “è impossibile accordare il propulsore perfettamente a tutti i regimi di rotazione”. Lavorando sodo sulla fasatura della distribuzione, sulla geometria dei condotti e sulla lunghezza dei collettori di scarico, si possono ottenere dei vantaggi senza eccessive perdite altrove, ma in questo caso scordatevi l’erogazione da motore elettrico! Se il propulsore deve avere buone doti di ripresa, di solito si consiglia il 4 in 2 in 1, se al contrario si desidera incrementare la potenza massima, allora il 4 in 1 è di norma la soluzione più soddisfacente. In sostanza quando si cercano tanti cavalli è bene far confluire i collettori tutti insieme; anche se questi sono numericamente tanti, come nel 10 cilindri a V di Formula Uno, si sceglie di raggrupparli 5 alla volta, come se fossero due motori con 5 cilindri in linea. Da notare infine che esistono degli espedienti per cercare di avere più di una "accordatura" ottimale sullo scarico; ciò si è già visto con diversi tipi di valvole allo scarico sui propulsori a due tempi e con i dispositivi simili sui quattro tempi (tipo quello Ex-Up della Yamaha). Tutto questo per modificare la geometria o la lunghezza dei condotti e quindi la risposta ottimale in almeno due punti diversi del grafico di coppia e potenza.

E ALLORA?
Credo a questo punto che a nessuno di voi sia venuto in mente di progettare uno scarico ex novo basandosi solo sui calcoli! Le pulsazioni di pressione nei condotti sono effettivamente difficili da gestire se non con l'esperienza o con un avanzatissimo programma di calcolo per computer. Tuttavia in grandi linee abbiamo definito i possibili vantaggi derivanti dalle diverse architetture.
La soluzione "A" risulta troppo costosa ed ingombrante per via dei 4 silenziatori separati (c’è comunque chi giura che funziona divinamente); inoltre pone problemi per l’abbattimento della rumorosità. La "B" è più semplice da realizzare, perché non impone le contorsioni della "C" ma rende decisamente problematica l’accordatura; richiede inoltre collettori più lunghi per minimizzare gli influssi delle interferenze negative generate dai cilindri che “non vanno d’accordo”. La soluzione "C" risulta efficace ai medio-bassi (cioè per moto da turismo), ma se si desidera incrementare la potenza massima, l'architettura "D" è sicuramente la più indicata. Quest'ultima infatti, pur creando qualche problema di vigore "in basso", presenta numerosi vantaggi rispetto alle altre soluzioni: facile da realizzare, poco ingombrante (c'è un solo silenziatore), efficiente in termini di potenza massima e per giunta poco costosa. Inoltre questa architettura non pone problemi acustici (perché il rumore si frammenta in armoniche e frequenze facilmente silenziabili) e non impone inutili contorsioni ai collettori che “dovrebbero avere” identici raggi di curvatura e lunghezza per garantire l’uniformità del rendimento.

IL TERMINALE DI SCARICO
Visto il traffico di onde di pressione positive o negative che siano, cosa accade quando andiamo a silenziare lo scarico? Premesso che ne esistono tipologie diverse, come mostrano i disegni della figura 1, si cerca sempre di abbattere la rumorosità (con il passare del tempo le normative sono sempre più severe!) senza ostacolare troppo il passaggio dei gas (l'impedimento viene normalmente definito "contropressione allo scarico"). La contropressione (exhaust back pressure) è la resistenza fluidodinamica che ostacola l’efflusso dei gas di scarico dal motore verso l’atmosfera. E’ causata dalla resistenza al moto nelle tubazioni dei condotti di scarico, dalla presenza al loro interno di zone di confluenza tra gli scarichi dei vari cilindri (giunzioni) e ovviamente in larga misura dal silenziatore nel terminale. La contropressione può essere anche negativa, come abbiamo già visto, agevolando l’estrazione dei gas combusti sotto forma di depressione. In generale i silenziatori si realizzano con tre metodi, anche se non mancano esempi di convivenza tra soluzioni diverse. Il disegno mostra il più comune (almeno per quanto riguarda i ricambi sportivi!) "A" che frutta l'assorbimento; quello "B", detto a riflessione e quello "C" a risonatore.
La tipologia ad assorbimento "A" è composta da un unico tubo forato, che percorre tutta la lunghezza del silenziatore, circondato da materiale fonoassorbente che riempie tutto il restante spazio a disposizione nella camera. Le onde sonore vengono "assorbite" dal rivestimento (di solito lana di basalto, a volte combinata con fini maglie d'acciaio) con un'efficacia che dipende dalla geometria dei fori, dalla lunghezza e diametro del tubo ed ovviamente dalla densità del materiale fonoassorbente impiegato! Questa tipologia di silenziatori è largamente impiegata: sia perché provoca uno smorzamento su larga banda, particolarmente efficace alle frequenze più alte (filtro passa-basso), sia perché induce modesti valori di contropressione allo scarico (sicuramente inferiori a quelli che si ottengono con altre soluzioni). Da quest'ultima considerazione si evince per quale motivo è praticamente l'unica ad essere impiegata in ambito sportivo! Il "B" si basa sia sulla riflessione delle onde sonore rispetto alla sorgente, sia sulla moltiplicazione dei "punti sonori" che introducono delle interferenze: più fori ci sono, maggiormente se ne sentono gli effetti della riduzione di rumore. Di solito questa tipologia di silenziatori è formata da più camere collegate tra loro e tubi intermedi che creano salti di sezione, rinvii e risonanze (in serie e in derivazione). Si ottiene così un efficace silenziamento, specialmente per quanto riguarda le basse frequenze…
Le marmitte a risonatore "C" invece sfruttano per lo più tubi forati, chiusi in parte o totalmente all'estremità. Lunghezza e numero dei tubi, nonché tipo di foratura, creano interferenze tra i punti sonori e turbolenze dei gas di scarico che producono un filtraggio esteso su larga banda. In pratica il silenziatore si comporta come uno strumento musicale le cui timbriche ed intensità possono essere variate modificando geometrie e materiali impiegati. Nulla vieta che i tre diversi tipi di silenziatori convivano per restare entro i limiti imposti dalla legge o per migliorare sia il rendimento, sia il sound del propulsore.

CONCLUSIONI
Per riuscire a plasmare, entro certi limiti, l'erogazione di un propulsore a seconda dell'utilizzo che se ne vuole fare, è di solito l'esperienza degli addetti ai lavori a farla da padrone… solo nel mondo delle competizioni ad alto livello si utilizza il calcolo per dimensionare i vari componenti o per risolvere piccoli e grandi problemi… Tuttavia la sperimentazione sul campo non manca mai, anzi essa costituisce sempre la prova del nove! Di norma si opera provando e riprovando diverse soluzioni; cambiando un parametro alla volta (diametro, lunghezza, forma ecc.) magari analizzando i risultati ottenuti sia in pista che al banco prova.
Migliorare le caratteristiche d'erogazione della moto originale però non è difficile…
Le normative che le case costruttrici devono rispettare, consentono agli appassionati un certo spazio di manovra per incrementare le prestazioni. A tal proposito, senza avventurarsi in elaborazioni "fai da te", sono disponibili sul mercato dell'after market un'infinità di componenti, sportivi e non, che risolvono il problema. Non mi riferisco solo ai terminali di scarico, ma anche ai collettori o agli impianti completi. Naturalmente, se riusciamo a migliorare le doti respiratorie del propulsore, dovremo necessariamente adeguare anche la carburazione… Segno evidente che qualcosa è cambiato davvero, sia in termini di sound che di prestazioni! A tal proposito sono facilmente reperibili kit di adeguamento della carburazione con getti e spilli "sportivi": non c'è davvero di che annoiarsi!